Il mercato delle ristrutturazioni immobiliari in Italia sta attraversando un momento di profonda ridefinizione, segnato dal passaggio da un’epoca di incentivi straordinari a una fase di maggiore cautela.
I dati sull’erogazione dei mutui nel 2025 mostrano un segnale di vitalità, con un incremento dei flussi complessivo del 30%, ma scavando tra i numeri emerge una realtà più complessa: aumenta l’acquisto di prime case, diminuisce quello delle seconde soprattutto se da ristrutturare.
E se si vuole scommettere su una casa da ristrutturare, accendere un mutuo che consenta di coprire anche i costi di ristrutturazione in ottica di miglioramento anche energetico, sta diventando sempre più difficile rendendo la strada del prestito finalizzato, specialmente per interventi non contestuali all’acquisto, spesso l’unica percorribile.
Questa necessità di intervento non è però solo una questione di comfort abitativo, ma una vera e propria urgenza patrimoniale.
Come sottolinea Gianluca Natalini Business consultant di CRIF “in Italia ci troviamo di fronte a un patrimonio immobiliare estremamente vecchio: su 35 milioni di edifici residenziali, oltre il 60% è stato costruito prima del 1966. In un contesto dove il 70% degli immobili ricade nelle classi energetiche più basse (F e G), il rischio di “obsolescenza climatica” è dietro l’angolo. Non è un caso infatti che recenti dati Enea indichino come circa 6 italiani su 10 che acquistano una casa, avviano una forma più o meno importante di ristrutturazione. È sempre più importante”.
RESTARE IMMOBILI? HA UN COSTO FINANZIARIO CERTO
Anche perché il mercato sta già iniziando a prezzare questo rischio. I dati registrati da CRIF evidenziano un ampliamento della forbice tra immobili “Green” e “Brown”.
“Nelle grandi città del Nord” aggiunge Natalini “lo scarto di prezzo al metro quadro tra una classe A/B e una classe inferiore può raggiungere i 1.200 euro. Ancora più significativo è il trend del valore nel tempo: mentre gli immobili efficienti tra il 2025 e il 2024 hanno visto una crescita del valore dell’8%, quelli non riqualificati hanno subito una contrazione del 2%. In termini semplici, restare immobili ha un costo finanziario certo”.
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