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Arredamento e sostenibilità: i passi ancora da compiere


Dai materiali rinnovabili o riciclati, al processo produttivo, alle certificazioni. Tutte le sfide del settore, dalla progettazione al retail

Anche nel mondo dell’arredamento e del design, la sostenibilità si sta affacciando in modo sempre più dirompente, a partire dall’industria fino al retail. Il richiamo a una green economy parte dal processo produttivo e termina con il ciclo di vita dei materiali utilizzati oltre che del prodotto stesso: dalla produzione al consumo fino al suo riutilizzo. Una volta, infatti, l’uso di un prodotto terminava con la sua “dismissione”. Oggi quel termine è diventato quasi tabù. Dismettere non va più bene. Bisogna “riutilizzare” o, in alternativa, “riciclare”.

IL SALTO CULTURALE

“Tutto il settore dell’arredamento avrebbe le tecnologie adeguate a disposizione per fare un salto nel mondo della sostenibilità ma ancora oggi accusa una certa inerzia. Quello che accade di sostenibile è sempre un “case study”. Non esiste un coinvolgimento intero, di filiera, nel processo produttivo come invece sta accadendo in altri comparti produttivi” spiega Beatrice Spirandelli, architetto e coordinatrice del Corso di Specializzazione IED in Sostenibilità nel Design d’Interni.

“Ma non solo, manca anche una cultura della certificazione dei materiali e dei processi produttivi, un sistema di garanzia, di consapevolezza e di coinvolgimento verso il cliente che è dovuto (e che il consumatore deve pretendere) soprattutto quando il prodotto acquistato si colloca su una fascia di prezzo medio-alta”.

I MATERIALI: RINNOVABILI O RICICLATI

In particolare, nella produzione dell’arredamento l’approccio sostenibile si rende necessario prima di tutto nella selezione delle materie prime che devono essere non solo naturali ma rinnovabili o riciclate. “Il legno è ovviamente un materiale rinnovabile considerato sostenibile. Non lo sono di certo i composti del legno (che si portano dietro problemi di nocività) né lo è di certo il marmo. Da qui la necessità di sostituire alcuni materiali con altri che possano garantire a livello produttivo una minore aggressione presente e futura dell’ambiente” aggiunge Spirandelli. Ma non solo. “Per quanto sostenibile e rinnovabile, il legno non è infinito. Ecco perché nel definire un approccio sostenibile, va considerato anche l’uso di materiali in modo consapevole. Se si lavora bene a livello progettuale è possibile usare macchinari adeguati e ridurre al minimo gli scarti che possono in ogni caso essere finalizzati ad altri utilizzi”.

È chiaro che per raggiungere questo obiettivo è necessario creare un’unità di intenti tra il mondo dei designer, delle aziende e del retail. Il progettista deve pensare a usare quantità minime di un numero ridotto di materiali (ovviamente il monomateriale è più sostenibile perché meglio riciclabile) e già in fase di design iniziale è necessario pensare alla fine del ciclo di vita del prodotto. “Meglio ancora sarebbe utilizzare materiali riciclati per far passare il messaggio che i prodotti di oggi sono quelli di domani al prezzo di ieri” dice Spirandelli.

LA PROSSIMITÀ DI PRODUZIONE

Nel rapporto tra arredo e sostenibilità è molto importante anche il luogo della fornitura e crisi geopolitiche come quella partita dal conflitto russo-ucraino lo dimostrano con particolare evidenza. Cercare di tenere vicina la produzione (soprattutto della componentistica) non è solo un modo per evitare crisi produttive in coincidenza di crisi politiche ma anche un modo per ridurre i consumi di energia per il trasporto. Ma non solo: produrre in ottica sostenibile significa anche ridurre il peso di un oggetto, il suo volume di ingombro, accorciare e semplificare la supply chain, limitare i trasporti, il loro costo, il loro fattore inquinante, migliorare la natura del packaging andando verso imballaggi riciclabili di cui le aziende stesse dovrebbero farsi carico.

L'ENERGIA RINNOVABILE

Un ulteriore tassello riguarda poi la riduzione del costo dell’energia in fase produttiva e l’uso di energia rinnovabile. Ogni prodotto ha infatti una quota di energia definita “grigia”, ovvero consumata per la sua creazione. Ebbene, questa quota dovrebbe essere la più bassa possibile e provenire possibilmente da fonti rinnovabili. Se anche il retailer, nella fase finale di collocamento del prodotto sul mercato, riuscisse a usare fonti di energia pulita, il cerchio si potrebbe chiudere in modo virtuoso.

L’INNOVAZIONE

“Un compito importante in ottica sostenibile lo gioca l’innovazione e nel settore dell’arredamento questo riguarda i materiali e il loro trattamento. Per esempio il legno Accoya è un legno certificato che attraverso una serie di trattamenti che non sono invasivi dal punto di vista chimico ottiene un livello di resistenza che lo rende utilizzabile anche per esterni o per usi più usuranti. È solo un esempio, ma serve a far capire che esistono innovazioni che consentono di utilizzare meglio i materiali migliorandone le prestazioni e la qualità. Tutto questo è estremamente sostenibile perché durevole, di qualità e affidabile” aggiunge Spirandelli.

“È il momento di smettere di seguire la moda delle collezioni, di un prodotto che cambia e che va sostituito. È arrivato il momento di tornare a materiali classici e a un processo produttivo che sia legato alla durevolezza del bene. È questa la chiave di svolta”.

Del resto lo hanno capito anche i player della grande distribuzione dell’arredamento come Ikea che si stanno muovendo verso la sostenibilità, il riciclo e il noleggio. Le nuove tendenze (che parlano di sostenibilità) vengono infatti dall’estero: in Olanda, per esempio, patria della sostenibilità e dell’uso virtuoso di risorse scarse, sono sempre di più le aziende che noleggiano i propri arredi, che li riparano, li rinnovano e li mettono nuovamente sul mercato.

In questa direzione, i recenti interventi normativi della UE che hanno imposto ai Paesi Membri di contrastare l’obsolescenza programmata di molti beni (in particolare quelli tecnologici) è servita molto: nel mondo del lighting (ma non solo) non è più possibile mettere in commercio prodotti che non siano riparabili. E questa evoluzione va senza dubbio verso la sostenibilità.

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