Nonostante l’avvento della presidenza Trump, nonostante i cambiamenti climatici che continuano a fare danni e a mettere in pericolo una parte del nostro pianeta, dal fronte della transizione energetica arrivano per ora buone notizie. Nel 2024 sole, vento, acqua e tutte le fonti rinnovabili hanno prodotto più energia che mai, in Italia come in Europa. Secondo i dati rilasciati da Terna, nel nostro paese hanno coperto il 41,2% del fabbisogno complessivo, rispetto al 37,1% del 2023. È andata ancor meglio in Europa, dove quasi il 50% della domanda di energia elettrica è stata soddisfatta da fonti rinnovabili (il 47%).
A livello europeo il solare (11%) ha per la prima volta superato il carbone (10%) e le fonti fossili hanno contribuito solo al 29% della produzione totale di elettricità (-39% rispetto al 2019). A dirlo è il rapporto European Electricity Review 2025 pubblicato dal think tank Ember.
Tornando in Italia bastano pochi dati per dimostrare come l’anno appena trascorso sia stato da record: capacità rinnovabile in esercizio aumentata di quasi 7,5 gigawatt, +29% rispetto al 2023, +6,7 gigawatt per il fotovoltaico (+30% rispetto al 2023) e + 685 MW per l’eolico (+41% rispetto al 2023). Al 31 dicembre 2024, in Italia, si registravano 76,6 gigawatt di potenza installata da fonti rinnovabili, di cui: 37,1 GW di solare e 13 GW di eolico.
IL LUNGO LAVORO DA FARE
Detto questo, la strada è ancora lunga per far fede agli impegni presi per combattere il cambiamento climatico. Secondo gli accordi europei, il nostro paese dovrà produrre 70 GW di energia rinnovabile in più rispetto alla potenza installata al 31 dicembre 2019, per coprire almeno il 65% dei consumi di elettricità con l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Un obiettivo che, però, non può essere raggiunto senza l’impegno dei singoli.
Uno studio dell’Enea pubblicato sulla rivista Open access Energies sostiene che l’intero fabbisogno elettrico del settore residenziale nazionale potrebbe essere soddisfatto installando pannelli solari fotovoltaici sul 30% circa della superficie complessiva, che equivale alla quasi totalità dell’area idonea all’installazione di questi dispositivi. Lo studio evidenzia come, ipotizzando di occupare interamente questa superficie ottimale (circa 450 km), si potrebbero generare oltre 79 mila GWh di energia elettrica per una potenza complessiva installata di 72 GW. Anche se si riuscisse a occupare una superficie inferiore (indicativamente circa 310 km), l’energia prodotta sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno energetico elettrico del settore residenziale pari a un consumo medio annuo di circa 65,5 mila GWh,
L’intero fabbisogno elettrico del settore residenziale nazionale potrebbe essere soddisfatto installando pannelli solari fotovoltaici sul 30% circa della superficie complessiva
FONTE: ENEA Tweet
Analizzando i dati Terna si vede come, al 31 dicembre 2024, 1 milione e 770mila impianti fotovoltaici (l’93,7% circa del milione e 888mila in esercizio in Italia) si concentravano nel settore residenziale, per una potenza corrispettiva di 10,363 MW.
Per i privati la scelta di mettere i pannelli solari sul tetto di casa può aiutare l’ambiente ma anche il portafoglio. A fronte di un consistente investimento iniziale, infatti, i pannelli permettono un importante risparmio sulle bollette.
L’investimento si ammortizza, mediamente, nell’arco di 7 o 8 anni, e da lì in poi è tutto risparmio che aumenta soprattutto se si riesce a consumare l’energia prodotta dal proprio impianto e ad immagazzinare quella in eccesso. Senza dimenticare che consumare l’elettricità autoprodotta rende il paese meno dipendente da forniture estere e meno soggetto ad aumenti dei prezzi dovuti alle crisi geopolitiche.
GLI EQUILIBRI USA-EUROPA
L’ultima in ordine di tempo è quella che si sta abbattendo sull’Europa (che ci piaccia o no) con l’avvento della presidenza Trump negli USA. Se il precedente presidente Biden aveva intrapreso con forza la lotta ai cambiamenti climatici, aderendo all’Accordo di Parigi e puntando a ridurre, entro il 2035, tra il 61 e il 65% le emissioni di gas serra rispetto al 2005, Donald Trump ha già annunciato libertà di trivellare.
Bisognerà capire quante delle promesse fatte nei primi giorni del suo insediamento verranno rispettate e soprattutto quali saranno le reazioni dell’Europa dove la strada sembra tracciata. Almeno per ora.