Abbiamo resistito. Ora avanti su omnicanalità e sostenibilià

Nel 2021 l'incremento del giro d'affari è stato del +7,6% rispetto al 2020 e del +14% rispetto al 2019. Ecco le sfide per il settore dell'arredamento per il 2022

Il 2021 che ci stiamo per lasciare alle spalle è stato caratterizzato da una forte richiesta di arredamento e, dopo il difficile 2020, da una ripresa del settore in parte prevedibile ma inaspettata nella portata.

La parte di prevedibilità risiede nel fatto che i cambiamenti imposti dalla pandemia da Covid-19, con l’aumento del tempo trascorso in casa e l’introduzione dello smart working e della didattica a distanza, hanno generato delle esigenze nuove anche nell’organizzazione degli spazi, esigenze che sono state il motore della ripartenza.

Inaspettata, invece, è stata la dimensione e i volumi di questa ripresa: se nel 2020 ci si aspettava una perdita di fatturato tra il 25% e il 30% che poi si è ridotta al 12%, nel 2021 le stime per la chiusura di fine anno sono di un incremento del +7,6% del giro d’affari rispetto al 2020 (più del +4,9% medio dei consumi interni) e del +14% rispetto al 2019.
A dare un’ulteriore spinta in senso positivo si è aggiunto anche l’incremento del bonus mobili che nel 2021 è passato da 10 mila a 16 mila euro. Ora sia i produttori sia i rivenditori si stanno domandando quanto tutto questo durerà. Le incognite non mancano: nel momento in cui scrivo questo articolo la legge di bilancio prevede la riduzione dello stesso bonus a 5.000 euro, l’effetto rimbalzo del 2021 potrebbe ammorbidirsi e infine la produzione sta un po’ faticando a causa del più generale problema di reperimento delle materie prime, che nel settore dell’arredo significa soprattutto carenza di componentistica necessaria al montaggio dei beni: metalli, cerniere, guide, materiali per i conglomerati.

Le aziende italiane e anche quelle estere si sono fermate tutte per almeno 40 giorni nel 2020 e hanno esaurito le scorte di magazzino che probabilmente pensavano (erroneamente) di recuperare in tempi più brevi. Ora, numeri alla mano, serviranno ancora altri sei mesi almeno per poter tornare a una condizione di normalità negli approvvigionamenti. E, si spera, anche nei prezzi di questi beni che al momento sono ovviamente schizzati al rialzo.

LE SFIDE DEL 2022

Quello che di certo il 2022 richiederà al mondo dell’arredamento è una maggiore stretta e un avanzamento sui temi dell’omnicanalità e della sostenibilità.

Nel primo il nostro settore era molto indietro e molti passi in avanti sono stati fatti. Servono però maggiori investimenti. Nell’arredamento siamo ancora a uno stadio di multicanalità. Con la pandemia molti rivenditori si sono attivati per comunicare meglio e a distanza con i clienti e alcuni produttori sono riusciti a coinvolgere i rivenditori in un sistema di comunicazione integrato. Ma la connessione multicanale deve trovare uno sviluppo maggiore. Tuttavia il settore dell’arredamento ha una sua peculiarità che non deve essere sottovalutata: è un mondo in cui il decisivo e fondamentale sviluppo dell’online non potrà sostituire mai il contatto fisico. Che non solo resta necessario ma che è richiesto dal cliente finale come è stato più volte dimostrato dalle richieste ricevute nei periodi di totale o parziale chiusura imposti dalla pandemia.

La grande sfida oggi è trovare i canali giusti con i quali colloquiare al di fuori del negozio per attrarre il consumatore al suo interno, in quel luogo che ancora oggi è considerato uno spazio irrinunciabile per completare l’acquisto.

È una sfida che continua e che fa il paio con l’altro grande tema della sostenibilità.  
È un tema centrale su cui si stanno interrogando sia la produzione che la distribuzione e che ha al centro, tra gli altri aspetti, quello del “fine vita” del mobile, su cui si interrogano molti consumatori, sempre più sensibili (e pretenziosi) al riguardo. Il design italiano sta scendendo in campo per una partita tutta da giocare e che nei prossimi anni andrà ad incidere sulla produzione ma anche sulla vendita: i rivenditori del mondo dell’arredo devono porsi la domanda su come presentare il prodotto in termini di coerenza con l’approccio sostenibile oggi necessario.

È questa una grande sfida del futuro più prossimo. Che, sono certo, affronteremo con coraggio. 

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