Federmobili: gli interventi necessari per la ripartenza

Le tre richieste per risolvere tre problemi altrettanto puntuali sorti con il lockdown dovuto all’epidemia di Coronavirus

Secondo l’ultima elaborazione del centro di ricerca indipendente Csil (Centre for Industrial Studies) nel 2019, il business della distribuzione di mobili per la casa ha avuto un valore di 14,6 miliardi di euro di fatturato, generato per circa il il 60% dagli operatori tradizionali che lavorano ancora sul mercato con i negozi fisici (nell’80% dei casi un solo punto vendita) e riservando solo il 4% dei ricavi al business online.

È chiaro che con l’epidemia di Covid-19 e il conseguente lockdown, il settore ha subito uno stop che ha pesato su uno stato di salute già duramente provato dalla precedente crisi economica del 2008 che ne ha completamente ridimensionato portata e peso sull’economia italiana.

Ecco dunque che dal mondo dell’arredamento arrivano tre richieste precise per risolvere tre problemi altrettanto puntuali sorti con il lockdown e che ci illustra Mauro Mamoli, presidente di Federmobili.

“Il primo problema è la carenza di liquidità per le imprese di settore. Aver chiuso le attività con i magazzini pieni, vuol dire non avere liquidità in cassa né circolante. E questo è un problema che non si ferma ai bilanci della singola impresa ma si ripercuote sulla distribuzione e sull’intera filiera. Oltre alle scadenze fiscali da rispettare, ci sono infatti anche i fornitori da pagare che a loro volta arrancano”.

Gli interventi del Governo con il decreto liquidità e i prestiti fino a 25 mila euro “sono in ritardo“, accusa Mamoli. “Si fanno gli annunci ma le azioni concrete ancora non si vedono. Ed è mancata la parte di investimento dello Stato a fondo perduto, come invece è accaduto in altri paesi”.

Il secondo e il terzo problema riguardano la Fase2.

“Bisogna cercare di accelerare il suo avvio. E nel nostro settore la prima cosa da fare è sbloccare i montaggi a casa dei clienti seppur nel rispetto delle misure di massima sicurezza. Inoltre è necessario che la Fase 2 sia studiata a livello di filiera: produttori e distributori su tutto il territorio nazionale e che consenta di movimentare liberamente le merci in tutto il Paese”.

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