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Battery Swapping: perché per le auto elettriche il cammino è in salita

Pro e contro del sistema di ricarica alternativo alle colonnine. Il punto con Davide Tarsitano, docente del Politecnico di Milano.

Colonnine di ricarica o batterie elettriche intercambiabili? Il dibattito nel settore automotive ogni tanto riemerge marcando da una parte i punti di debolezza delle tecnologie green e dall’altro le peculiarità del mercato libero occidentale dove a volte è difficile condividere strategie comuni.

Uno dei fattori che ancora oggi disincentivano all’acquisto di un veicolo elettrico è proprio la scarsità di colonnine di ricarica (non tutti possono dotarsi di una wall box) a cui si aggiunge la quantità di tempo necessaria per ricaricare la vettura. Ecco perché da qualche anno è tornata alla ribalta l’ipotesi delle “batterie intercambiabili” attraverso il battery swapping, ovvero la sostituzione in pochi minuti di una batteria scarica con una carica in un punto di “scambio” dove poter arrivare con la propria auto o il proprio scooter, togliere la batteria e sostituirla con una carica da utilizzare.

Per quanto sembri futuristico, in realtà non lo è. In Cina, per esempio, dove il mercato è uniformato, è già così.

I PRO DEL BATTERY SWAPPING

“C’è più di un fattore che rende interessante il battery swapping” spiega Davide Tarsitano, docente di Meccanica al Politecnico di Milano ed esperto del funzionamento di veicoli ibridi elettrici. “Assicura l’utente privato sul fatto di poter avere sempre una batteria carica disponibile, gli semplifica la vita perché la batteria non è di proprietà e quindi tutte le preoccupazioni su guasti e sostituzioni vengono meno, abbatte la paura nei confronti di meccanismi ipertecnologici perché la sostituzione della batteria è semplicissima. Ma non è un sistema di facile attuazione in Europa. Almeno non per le quattro ruote”.

L'ACCORDO SBMC PER LE DUE RUOTE

Nelle due ruote, infatti, un importante passo in avanti è stato fatto. È infatti notizia dei primi di settembre che i gruppi Piaggio, Honda, KTM e Yamaha hanno sottoscritto un accordo per la fondazione dello Swappable Batteries Motorcycle Consortium (SBMC). Il consorzio nasce proprio con lo scopo di promuovere su vasta scala i veicoli elettrici leggeri come ciclomotori, scooter e moto di ogni genere e grado incentivando una gestione più sostenibile del ciclo di vita delle batterie. In pratica i membri fondatori del consorzio ritengono che “lo sviluppo della mobilità elettrica dipenda soprattutto dalla disponibilità di batterie intercambiabili, progettate sulla base di specifiche comuni”, come hanno dichiarato in una nota.

Piaggio, Honda, Ktm e Yamaha partono dal presupposto che il mercato è ancora molto frammentato, ogni casa automobilistica sta ragionando in modo autonomo e ogni singolo Stato ha pianificato investimenti nelle piattaforme di ricarica in modo e quantità diverse. Per questo, si fa ancora in tempo a mettere a fattor comune alcune esperienze per poter andare in fretta verso la direzione giusta, quella della mobilità urbana di tipo sostenibile creando uno standard prima europeo e poi globale.
Per le due ruote è più semplice” chiarisce Tarsitano. “Le linee produttive sono meno complesse, il turnover è maggiore e gli investimenti più contenuti rispetto agli impianti per le automobili. Inoltre per gli scooter da città è davvero un valore aggiunto avere una batteria removibile che si prende, si stacca e si cambia facilmente, e che potrebbe anche prescindere dal distributore di batterie di ricambio perché si potrebbe ricaricare in casa in poche ore e con costi contenuti”.

PERCHÈ PER LE AUTOMOBILI È TUTTO PIU' DIFFICILE

Molti più dubbi restano invece per quanto riguarda le quattro ruote. I fattori contrari infatti non mancano: dai costi per la realizzazione della rete per lo scambio delle batterie, che sono più importanti rispetto a quelli per le colonnine di ricarica, all’omologazione del prodotto che dovrebbe essere uno per tutti i modelli delle diverse case automobilistiche.

Questo significherebbe mettere a fattor comune tecnologia avanzata in un mercato altamente competitivo come quello occidentale. “In Europa, c’è un panorama di mezzi talmente diverso quanto a taglie e tecnologie applicate proprietarie delle diverse case automobilistiche, che è impossibile pensare a forme standardizzate per lo scambio di batterie” spiega Tarsitano. “Inoltre, gli impianti di produzione per il settore elettrico hanno richiesto investimenti talmente cospicui che devono per forza essere sfruttati in modo duraturo. Ma c’è di più: l’Europa ha tracciato una linea chiara che non va nella direzione del battery swapping bensì verso quella di un sistema di ricariche intelligenti che prevedano uno scambio tra domanda e offerta. Non solo: si stanno studiando i metodi per riutilizzare le batterie cancellando dal vocabolario di settore la parola “smaltimento”. Una batteria potrà essere ricondizionata e venduta come pezzo di ricambio oppure utilizzata come accumulatore domestico per un eventuale impianto fotovoltaico”.

Se infatti in passato molte case automobilistiche avevano preso in considerazione il battery swapping, hanno poi accantonato i progetti preferendo investire sullo sviluppo di batterie di maggior durata. La direzione impressa dall’Europa è chiara e non lascia molti dubbi. Almeno per le 4 ruote.

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