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Biciclette: i retailer e il boom del mercato

Intervista a Piero Nigrelli, direttore Ciclo di Ancma/Confindustria: per il settore serviranno altri incentivi all'acquisto e all'uso e più credito al consumo

A maggio è stato un vero boom. Il mercato delle biciclette è esploso e i retailer hanno dovuto spingere sull’acceleratore per seguire la grande ondata di richieste. E dovranno farlo con ogni probabilità anche in futuro perché la crescita non è infatti dovuta solo agli incentivi introdotti dal Decreto Rilancio (che semmai hanno spinto a spendere di più) ma anche alla consapevolezza crescente che la bicicletta è un mezzo “smart” ovvero utile soprattutto per pragmaticità e opportunità oltre che per sostenibilità ambientale. Un mezzo che ora, anche grazie al lockdown dovuto al Covid-19, sta conquistando sempre più spazio in Italia.

Ne abbiamo parlato con Piero Nigrelli direttore settore Ciclo di Ancma-Confindustria.

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Partiamo dai numeri di maggio: cosa ci dicono?
Tra il 5 maggio e il 5 giugno del 2020 si è registrata un’impennata del 60% nelle vendite di nuove biciclette rispetto allo stesso mese di un anno fa. Dalle 340 mila bici vendute nel 2019 si è dunque passati a 540 mila con una crescita di 200 mila unità su tutti i canali di vendita, dai negozi fisici all’online.

E i negozianti sono stati al passo?
In alcuni casi hanno fatto un po’ fatica. Ha funzionato bene l’integrazione tra online e offline per chi aveva fatto investimenti di questo tipo. Ma devono abituarsi a questi ritmi: il mercato può crescere ancora molto.

Dunque gli incentivi previsti dal Decreto Rilancio del 17 maggio 2020 e che prevedono il rimborso del 60% del costo di una bicicletta fino a un massimo di 500 euro hanno dato i loro frutti…
In realtà non riteniamo che la crescita del mercato sia dovuta solo agli incentivi quanto più che altro al lockdown. I negozianti ci dicono che c’è stata una domanda dovuta proprio al blocco derivante dall’epidemia da Coronavirus.

Cosa è cambiato?
La bicicletta è sembrata da subito il mezzo che consentiva meglio lo spostamento a distanza per arrivare lontano da casa senza dover prendere mezzi pubblici che spaventano tutt’ora molto. C’è stata infatti anche una grande richiesta da parte di persone che hanno riparato o rimesso a posto biciclette già di proprietà ma inutilizzate da tempo.
 A questo si è aggiunta una campagna di informazione, marketing e pubblicità molto forte che ha promosso la bicicletta come veicolo di spostamento sicuro e che consente di fare attività aerobica che fa stare bene. Infine sono arrivati anche gli incentivi.

E quanto hanno pesato secondo lei?
Per un terzo sulla crescita complessiva. Hanno sicuramente motivato gli indecisi e hanno permesso ai consumatori di alzare un po’ il tetto di spesa. Ma il processo era già partito nel 2019. Se poi a questo si aggiunge anche l’insieme di agevolazioni per la realizzazione di nuove ciclabili e l’inserimento della figura del mobility manager per le aziende con più di 100 dipendenti, è chiaro che si sta dando un segnale che ci dice che bisogna pensare a muoversi in maniera alternativa.

Dai dati Crif in nostro possesso, solo il 3,5% delle operazioni di acquisto di beni per sport e benessere, in cui rientrano anche le biciclette, avviene con un finanziamento. Che ruolo può avere il credito al consumo per aiutare il settore a crescere ancora?
Ad oggi in effetti non è molto utilizzato. I rivenditori non ne fanno uso, facendo leva su consumatori che si recano in negozio cercando di trattare le migliori condizioni possibili e portare a casa l’occasione. Ora però con i bonus e la maggiore attenzione anche verso biciclette più costose come quelle a pedalata assistita c’è una grande possibilità di sviluppo del credito al consumo, un mercato potenzialmente enorme. Ma è necessario educare i rivenditori a questo.

Anche perché gli incentivi finiranno. Cosa resta al mondo retail per consolidare questo trend positivo?

Stiamo lavorando insieme al Governo per aumentare il fondo degli incentivi attuali per l’acquisto e per affiancare anche degli incentivi all’uso nel 2021.

Cosa significa?
In Belgio per esempio, viene riconosciuto ai cittadini una cifra a chilometro percorso per andare a lavoro in bicicletta. In Italia alcuni lo fanno ma il bonus viene tassato rendendolo poco conveniente per le aziende. Bisogna superare questi scogli e migliorare.

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