auto autonoma
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Chi nasce oggi da grande vorrà guidare?

La tecnologia della guida autonoma è un traguardo o una direzione? Di certo toglierà la voglia di guidare. Per questo è centrale il tema della sicurezza

L’auto che guida da sola mentre il driver, o presunto tale, legge il giornale o schiaccia un pisolino è una direzione o un traguardo? Vogliamo arrivare un giorno ad avere in macchina tutti passeggeri e nessun autista, oppure è la traiettoria su cui sviluppare un’auto che assiste sempre di più il driver, ma senza sostituirsi a lui completamente?

In quest’ultimo caso, la guida autonoma punterebbe a migliorare l’esperienza di guida, rendendola più sicura e confortevole, accettando le distrazioni e la gestione in contemporanea ad altre piccole attività, quali l’accesso ai social e alla rubrica del telefono o alla semplice sistemazione accurata della climatizzazione, che prima si faceva a tentoni sulle manopole e adesso richiede di guardare un touch screen. Tutte azioni che oggi sono fonte di pericolo grave, nella misura in cui distolgono gli occhi dell’autista dalla strada.

Le condanniamo, ma sappiamo in cuor nostro che difficilmente spariranno dalle abitudini. Non resta allora che affidarsi alla tecnologia, puntando a soccorrere il guidatore nei momenti di emergenza, quando non riesce a intervenire all’istante. Ecco che la guida autonoma funge da riferimento, per dare la direzione ai progressi della tecnologia.

Ma c’è anche l’altra ipotesi, quella più conosciuta e affascinante, in cui la guida diventa un affare del computer di bordo, senza che la persona umana vi abbia alcuna parte. In quest’ottica, l’esperienza di guida non sarebbe migliorata ma cancellata, annullata.

Negli anni la fantasia ha cullato molto questo traguardo, che avrebbe il pregio di affrancare le persone dall’onere del volante. Guidare a volte e per qualcuno può essere un divertimento, ma spesso e per tanti è un peso, fonte di stress e di rischi. Pensiamo alle limitazioni da osservare in una serata tra amici, per colui che poi dovrà mettersi alla guida.

Questa dell’auto che guida da sola, o quasi da sola, è senz’altro la grande innovazione di questa prima metà di secolo, quella che più aiuterà la mobilità, anche per chi o quando non sarà nelle condizioni di provvedere da solo. Per tacere dei formidabili benefici in termini di sicurezza e di fluidità del traffico, troppo rallentato da continue accelerazioni e frenate. Inoltre, laddove la guida autonoma o semi-autonoma riuscisse davvero a eliminare i sinistri si avrebbero degli impatti positivi anche sul fronte ambientale.

Negli ultimi trent’anni c’è stato un progresso straordinario sul fronte delle emissioni, che purtroppo è stato vanificato in parte dal peso delle crescenti dotazioni di sicurezza dei veicoli. Senza incidenti, le auto potrebbero tornare a pesare meno, con minori emissioni sia in fase di costruzione sia durante l’uso, assorbendo meno energia, che sia termica o elettrica.

Pertanto, definire se in futuro la driving experience sarà ancora disponibile per tutti, ovvero se sarà riservata a pochi appassionati nei circuiti, è una questione angolare.

Valerio Papale, direttore automotive di Agos, intervenendo sul tema alla Capitale Automobile, ha espresso “il dubbio che possa essere un traguardo”. Non tanto imposto dalla tecnologia quanto dal distacco delle prossime generazioni verso la guida. “Chi nasce oggi non credo avrà voglia di guidare tra vent’anni. Quello che è fondamentale è salvaguardare la sicurezza e il confort. Non mi pare che le esperienze di guida autonoma che vedo stiano andando nella direzione della sicurezza.”

In prospettiva, non possiamo escludere un’evoluzione che tenga insieme entrambe le cose: rendere obbligatoria la guida autonoma in certe condizioni di luogo, di traffico o personali, ma consentire anche di disinserirla quando le circostanze lo consentano, per lasciare all’automobilista il piacere di guidare.

Quel che è certo è che queste nuove macchine costeranno, come già in questi mesi stiamo osservando a causa dell’aumento delle materie prime, che potrebbe essere non congiunturale, ma anche e soprattutto per i costi legati alla transizione energetica.

Fortunatamente, negli anni si sono diffuse sempre più le formule che ripartiscono su base mensile l’impegno economico legato all’auto.
“Che sia una rata di finanziamento o un canone di noleggio – spiega sempre Papale – ai clienti interessa essenzialmente il costo-guida, ossia la spesa mensile della propria mobilità, nell’ambito di un budget di spesa che ognuno si dà. Ciò che conta è avere un approccio trasparente che permetta di conoscere bene il valore dell’auto che acquista e degli oneri legati ai servizi finanziari. Agos col suo Valore Futuro Garantito punta proprio a dare certezza anche sul valore del veicolo al termine del finanziamento.”

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