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Unieuro: da impresa famigliare a public company

Un percorso lungo e complesso con cui il colosso dell’elettronica di consumo ha raggiunto una posizione di leadership sul mercato

È una storia di successo, una di quelle vicende rare a cui non siamo più abituati in un Paese come l’Italia, dove sono più le cronache di acquisizioni e di fughe all’estero che i casi di crescita e sviluppo interno.

Stiamo parlando di Unieuro, colosso della distribuzione di elettronica di consumo ed elettrodomestici, protagonista nel tempo di una grande trasformazione: da azienda famigliare a impresa che, grazie all’uso del private equity e poi della quotazione in Borsa, si ritrova oggi a essere una vera e propria public company, un’azienda a capitale diffuso dai numeri solidi e inequivocabili: con 250 negozi diretti, 270 punti vendita affiliati e circa 5 mila dipendenti, nei primi nove mesi dell’esercizio 2019/20 (gli ultimi dati disponibili) ha presentato ricavi che hanno raggiunto livelli record, assestandosi a 1,76 miliardi di euro, con un risultato netto di 23,9 milioni (+14%).

GLI INIZI NEGLI ANNI '50

Ma la vera rivoluzione si è vista nell’azionariato. Il percorso è stato lungo e complesso.

La storia di Unieuro inizia infatti negli anni ’50 quando a Brisighella, vicino Ravenna, il lungimirante Vittorio Silvestrini apriva un primo negozio per la vendita di cucine a legna, fornelli a gas e macchine da cucire avviando un’attività che negli anni ’70 i figli Giuseppe e Maria Grazia avrebbero ampliato fino a trasformare la bottega iniziale nella S.G.M. Distribuzione.

L’azienda poi negli anni 2000 sarebbe entrata a far parte del gruppo d’acquisto Expert Italy Consortile diventando uno dei maggiori gruppi di gdo nel settore dell’elettronica di consumo per dimensioni, presenza sul territorio e fatturato.

Già nel 2001, alla presenza di punti vendita fisici venne affiancata anche l’attività online con marcopoloshop.it, una piattaforma pioneristica di e-commerce che prevedeva l’acquisto online e il ritiro in negozio.

IL FONDO DI PRIVATE EQUITY

Eppure la vera svolta per gli azionisti (e per il business) arriva nel 2005 quando la famiglia Silvestrini cede la maggioranza del capitale di SGM Distribuzione al fondo di private equity Rhône Capital che la farà confluire nella nuova società Venice Holdings.

Sono gli anni del boom: vengono quadruplicati i punti vendita dai 21 del 2006 agli 81 del 2013 quando i soci di SGM Distribuzione acquistano il controllo di Unieuro, una catena di 94 punti vendita fondata nel 1967 ad Alba, in Piemonte.

Dall’integrazione tra le due realtà nasce l’Unieuro che conosciamo oggi, che si posiziona in modo forte sul proprio brand rilanciando tutti i punti vendita e lavorando molto sulla comunicazione.

LE NUOVE ESIGENZE DEI CONSUMATORI

Gli anni tra il 2015 e il 2017 sono caratterizzati dall’espansione e dalla trasformazione in Società per azioni che nel 2017 (dopo aver rilevato il 100% dell’operatore online attivo nel mercato dell’elettronica di consumo e nel mercato online Monclick) sbarca a Piazza Affari.

È il 4 aprile e il segmento Star di Borsa Italia festeggia la nuova quotazione. Seguono poi anni di ulteriore crescita fino al 2018 quando viene inaugurata a Piacenza la piattaforma distributiva di 104 mila metri quadrati che avrà come obiettivo quello di avvicinare la distribuzione al cliente finale.

LE NUOVE ESIGENZE DEI CONSUMATORI

L’ultimo capitolo (per ora) della storia di Unieuro è stato scritto alla fine di gennaio, quando l’azionista di maggioranza Rhône Capital è uscito definitivamente dal capitale lasciando sul mercato e nelle mani di diversi investitori istituzionali un flottante superiore all’85% del valore delle azioni.

È così che Unieuro è diventata una vera public company, con molta liquidità sul mercato e un azionariato diffuso: “Lo status di public company è una vera rarità nel contesto italiano, dove sono pochissime le società che possono vantare una piena indipendenza da uno o più azionisti stabili” ha dichiarato l’ad di Unieuro Giancarlo Nicosanti Monterastelli. Un’opportunità, secondo il manager, che guarda ora al mercato come socio di riferimento.

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