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Arredamento: primi segnali di trasformazione

Servono processi relazionali omnicanale (Agos), velocità di risposta (Federmobili), gioco di squadra (Assarredo). Nessuno può più farne a meno in un mercato che chiuderà il 2020 con un fatturato in calo del 16% per la produzione e dell’11,8% per la distribuzione. I dati presentati alla 4° Convention della distribuzione italiana dell’arredamento

I segni positivi, dopo il lockdown, ci sono stati ma non basteranno a risollevare il settore già nel 2020. Per il mondo dell’arredamento l’anno si chiuderà all’insegna del segno meno e, soprattutto, dell’incertezza.

Lo scenario che si prospetta e che è stato presentato durante la 4° Convention della distribuzione italiana di settore organizzata da Federmobili, mostra come dopo il lockdown i segnali di ripresa della domanda da parte dei consumatori siano stati evidenti e anche incoraggianti soprattutto grazie alla nuova organizzazione della casa dovuta all’avvio massivo dello smart working e della didattica a distanza (qui il rapporto Doxa che ne parla approfonditamente).
Ma i principali indicatori non riusciranno a girarsi in positivo entro l’anno. Anche perché l’andamento dell’epidemia non promette nulla di buono e lascia tutti nella più completa incertezza.

I DATI DELLA DISTRIBUZIONE

A dimostrarlo Mauro Mamoli, presidente di Federmobili, che ha presentato per l’occasione i risultati di un sondaggio interno alla Federazione, chiuso a settembre, su 402 rivenditori per un totale di 494 punti vendita della dimensione media di mille metri quadrati e con circa 6 addetti ciascuno.

Il fatturato indicativo medio registrato da gennaio ad agosto è di circa 700 mila euro, con una variazione del -16,8% e una proiezione di calo dell’11,8% per il 2020 (rispetto al 2019). “Dal lockdown in poi a cambiare è stato soprattutto il processo di acquisto” ha spiegato Mamoli “che si è velocizzato moltissimo e in poco tempo: la percentuale di vendite rispetto ai preventivi è aumentata per il 50% dei nostri rivenditori. La consapevolezza di avere una casa da modificare ha portato a decisioni più veloci. Dobbiamo essere in grado di rispondere a questa esigenza”.

I DATI DEL CREDITO AL CONSUMO

La riprova di questo trend è anche il mercato del credito al consumo di settore, dove i segnali positivi non si sono fatti attendere.

Come ha spiegato Bruno Gallian, direttore della rete partner di Agos, “durante i mesi di lockdown i finanziamenti per l’acquisto di arredamento rispetto all’anno precedente erano crollati bruscamente fino al 90% di aprile. Però poi hanno recuperato piuttosto velocemente e in modo inaspettato: se a giugno si registrava già un +33%, a luglio si era passati al +41% e nei mesi successivi fino a settembre abbiamo verificato una stabilizzazione intorno al 34-35%”.

Cosa aspettarsi per la fine dell’anno? “Salvo stravolgimenti legati a possibili ulteriori restrizioni legate alla nuova ondata di Covid-19, le nostre attese sul mercato dell’arredamento sono di crescita, per quanto un po’ meno sostenuta, fino a dicembre. Ma bisogna guardare con molta lucidità a come questo mercato sia cambiato”.

Quello che è certo, infatti, è che la clientela durante il lockdown ha conosciuto o in molti casi accentuato la propria predisposizione verso l’e-commerce. “La nostra raccomandazione è continuare a investire in processi relazionali omnicanale” continua Gallian, “perché non torneremo mai più alle abitudini pre-lockdown. Anche per questo come Agos lanceremo un nuovo processo di e-commerce più semplice e veloce oltre a potenziare il nostro prodotto Agos Self con cui già offriamo accessi ai nostri finanziamenti facilitati, a distanza e in piena autonomia per il cliente”.

I DATI DELLA PRODUZIONE

Dunque velocità, digitalizzazione verso l’omnicanalità, semplificazione dei processi e sostenibilità della produzione. Sono passi obbligati, necessari per tutte le aziende del settore dell’arredamento, siano essere della produzione che della distribuzione.

Maria Porro, neoeletta presidente di Assarredo (settore produttivo che chiuderà il 2020 con un calo del fatturato stimato del 16%), non ne ha dubbi. “È necessario ottimizzare il sistema creando un coordinamento maggiore tra produzione e distribuzione in un’ottica di cultura del progetto a misura del cliente attraverso l’educazione digitale sia per quanto riguarda la manifattura, che deve aggiornare il modo di produrre, sia per la rete vendita che deve aggiornare il modo di proporsi usando anche i finanziamenti per progetti sostenibili che aiutino imprese e negozi ad utilizzare in modo sensato le possibilità che il digitale offre. Così se ne potrà avvantaggiare tutto il sistema”.

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